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Scambio di Coppia

La moglie e la baldracca


di Cazzettino72
22.02.2026    |    3.478    |    3 7.2
"Quando il cappotto scivolò a terra, rivelando la sottoveste di seta e le calze a rete che segnavano le cosce sode, Stefano ebbe un sussulto..."
Il salotto era immerso in un silenzio granuloso, di quelli che si tagliano con il coltello. Patrizia fissava quel pezzo di lattice nero, lucido e sproporzionato, che giaceva sul letto come un intruso osceno tra i calzini di spugna e i boxer di cotone.
«Un regalo per una collega, Francesco? Davvero?» La voce di lei era una lama fredda. «E sentiamo, quale troia in ufficio avrebbe bisogno di un affare del genere da parte di mio marito?»
Lui era fermo sullo stipite della porta, le spalle curve, il respiro corto. Sembrava rimpicciolito sotto il peso di quel segreto che gli scavava dentro dai tempi del collegio. «Patty, io... non è come pensi.»
«Ah no? E com’è? Perché a me sembra che tu abbia più confidenza con questa collega che con me».
Francesco sollevò lo sguardo. I suoi occhi, solitamente spenti, brillarono di una luce febbrile, un misto di terrore e liberazione. «Vuoi la verità? Mi fa sentire vivo. Mi fa sentire lei.»
" In che senso ti fa sentire -LEI- ma lo usi tu?"
"Si!"
" Ah, e fammi vedere dai, sono proprio curiosa".
La curiosità è una bestia strana: divora il disgusto e lo trasforma in eccitazione. Quando Patrizia gli ordinò di "farsi vedere", non si aspettava lo spettacolo che seguì. Trenta minuti dopo, la porta del bagno si aprì.
Non era più il geometra stanco che tornava dal cantiere. Quella che uscì era una creatura ibrida e conturbante. Francesco indossava una sottoveste di seta nera di Patrizia che gli fasciava i fianchi stretti, calze a rete che snellivano le gambe muscolose e un paio di décolleté tacco dodici che lo facevano svettare. Il trucco era pesante, quasi teatrale: labbra rosso fuoco e un velo di matita nera che rendeva lo sguardo languido, sfacciato.
«Cazzo...» sussurrò lei, facendogli il giro intorno come un predatore. Gli passò una mano sul viso, saggiando la pelle resa liscia dal rasoio. «Sembri una vera baldracca, lo sai?»
Lui abbassò le ciglia finte, un sorriso timido e perverso a increspargli la bocca. «È così che mi sentivo con Enzo. Pronta a prendere tutto.» " Ah e chi sarebbe questo Enzo? "
" Un mio compagno di classe, e lui che mi ha fatto capire la mia vera natura la prima volta"

Patrizia sentì una scossa partire dalla base della colonna vertebrale. La passività di quell’uomo che l'aveva annoiata per anni era sparita, sostituita da una femminilità sottomessa che urlava per essere usata.
Probabilmente questo svelava anche la sua natura sadica, aveva voglia di fargliela pagare, di sottometterlo ed umiliarlo per averle nascosto tutto questo.
«Mettiti in ginocchio, Francesca,» ordinò la donna, la voce che diventava roca.
Il marito obbedì senza esitare, non avrebbe mai potuto e poi era nella sua indole la sottomissione e l'obbedienza. Le mani di Patrizia afferrarono i capelli biondo cenere di lui, tirandogli la testa all'indietro per esporre la gola.
«Quindi ti piace fare la troietta? Ti piace sentire il peso di un uomo dentro di te?»
«Sì... Dio, sì,» ansimò lui, le mani che artigliavano nervosamente le proprie cosce velate di nero. «Voglio essere usata, Patty. Fammi quello che vuoi.»

L’atmosfera in camera cambiò densità. Il sesso non era più una pratica burocratica da sbrigare il sabato sera tra uno sbadiglio e l'altro. Era diventato un gioco di potere sporco, eccitante, viscerale. Patrizia scoprì una vena dominante che non sapeva di possedere; godeva nel vedere quel corpo maschile piegarsi ai suoi desideri, trasformarsi nel ricettacolo delle sue fantasie più spinte.
La routine era morta, sepolta sotto strati di pizzo e voglia di trasgressione. Non passò molto tempo prima che le mura domestiche diventassero troppo strette per la loro nuova fame.
«Stasera usciamo così,» disse lei un venerdì sera, mentre finiva di allacciare il bustino a quella che ormai chiamava la sua "amichetta". «C’è un club dove i tipi come te vengono trattati per quello che sono. Carne da piacere.»
Il locale era un seminterrato saturo di odore di tabacco, profumo a buon mercato e testosterone. Francesco, o meglio Francesca, tremava visibilmente sotto il cappotto lungo, ma i suoi occhi cercavano famelici quelli degli altri uomini.
«Guarda quello lì, Patty,» sussurrò lui, indicando un tizio massiccio con la barba incolta appoggiato al bancone.
"Mi piace, mi ricorda lo sguardo che aveva Enzo quando mi costringeva a prenderlo in bocca dietro la palestra."
Patrizia rise, un suono gutturale e complice. Si avvicinò all'uomo, gli sussurrò qualcosa all'orecchio indicando la figura snella e truccata al suo fianco.
«Ti piace la mia amica? È una cagna golosa, ma ha bisogno di un vero cazzo per stare buona.»
L'uomo squadrò la "ragazza" con un misto di brama e disprezzo. «Vediamo se sa davvero come si usa quella bocca dipinta.»
Quella notte, Patrizia guardò suo marito venire posseduto da uno sconosciuto nel retro del locale, mentre lei stessa si lasciava andare alle carezze di un'altra coppia. Non c'era gelosia, solo una scarica elettrica di pura adrenalina. La baldracca e sua moglie avevano finalmente trovato il loro equilibrio: un caos perfetto fatto di carne, segreti condivisi e una libertà che profumava di peccato.
Quello fu solo il primo episodio. Non era difficile per Patrizia divertirsi nel trovare cazzi per il suo marito "baldracca".
Ci furono vari approcci con altre coppie, una di queste quella di Elena e Stefano. Una sera furono invitati a casa loro.
Il citofono gracchiò in un quartiere residenziale dove i prati erano troppo curati per non nascondere segreti. Quando la porta si aprì, l'aria condizionata ci colpì come uno schiaffo gelato, portando con sé un profumo di gigli e cera per mobili.
Elena ci accolse con un tubino nero che pareva dipinto addosso e un sorriso che non arrivava agli occhi, ma si fermava a studiare Francesco. Mio marito era rigido, il cappotto abbottonato fino al mento per nascondere il corpo che, sotto i vestiti civili, urlava la sua nuova identità. Stefano, il padrone di casa, era un uomo imponente, con una mascella quadrata e mani che sembravano fatte per spezzare tondini di ferro.
«Accomodatevi,» disse Stefano, ma la sua voce aveva una strana vibrazione, quasi un tremito di impazienza. «Il ghiaccio è già nel secchiello.»
Dopo il primo giro di gin, Elena posò il bicchiere. «Basta con le formalità, Patty. So perché siete qui. E so cosa nasconde il tuo 'ragazzo' sotto quel cappotto da ufficio.»

Mi alzai, posando una mano sulla spalla di Francesco. Sentivo i suoi muscoli tesi come corde di violino. «Mostrati, Francesca. Non far aspettare i nostri ospiti.»
Lui si alzò, le dita che tremavano mentre slacciava i bottoni. Quando il cappotto scivolò a terra, rivelando la sottoveste di seta e le calze a rete che segnavano le cosce sode, Stefano ebbe un sussulto. Ma non era lo shock di un moralista. Era il riconoscimento di un simile.
«Incredibile...» sussurrò Stefano, alzandosi a sua volta. Si sfilò la giacca, poi la camicia, rivelando un torace massiccio. Ma quando slacciò la cintura, apparve il pizzo: un perizoma rosso fuoco che stringeva i suoi fianchi da atleta. «Pensavi di essere l'unico a sentirsi una troia travestita da uomo di successo, Francesco?»
Era quasi inverosimile vedere quei due corpi allacciati in abiti succinti che sprigionavano erotismo e sensualità femminile e ridicoli nella loro mini dotazione maschile.

L'atmosfera cambiò densità in un istante. Il salotto borghese divenne un teatro di ombre. Elena prese un rossetto dalla borsa e, con una lentezza sadica, iniziò a dipingere le labbra del marito. «Guarda la tua nuova amichetta Francesca. Tu sei solo un po' più rustico, ma sei femmina esattamente come lei.»
Le due "ragazze" si ritrovarono al centro del tappeto, sotto gli sguardi dominanti delle mogli. Francesco, con il suo trucco perfetto e l'aria languida, sembrava quasi una bambola di porcellana accanto alla fisicità prorompente di Stefania-Stefano.
«In ginocchio, entrambe,» ordinò Patrizia, incrociando le gambe sulla poltrona.
Il rumore delle ginocchia che toccavano il pavimento fu un suono dolcissimo. Si guardarono negli occhi: non c’era più il geometra e l’imprenditore, c’erano solo due creature che avevano rinnegato il loro sesso per assumere un ruolo diverso.
«Francesca, insegna a Stefania come si usa la bocca per chiedere scusa di essere un maschio,» sibilò Patrizia,mentre sorridendole passava un drink ad Elena.
La Francy non se lo fece ripetere, ma si trovò davanti agli occhi un affarino, che pur con tutta la buona volontà, era difficile rendere mazza turgida. Intervenne Patrizia: "Elena mi sa che alla tua ragazza serve qualcosa di duro per avere un minimo di erezione" e giù risate " ah ah ah..."
Nemmeno il tempo di dirlo che Elena tiro' fuori un dildo più largo che lungo e grazie all'aiuto di tanta vaselina lo pianto' nell'ano di Stefania, che subito riprese vigore, cominciando a muovere i fianchi avanti e indietro alla ricerca della sua vera parte attiva
Lo stesso fece Patrizia, che grazie all'aiuto dello strapon montò la sua Francesca
Fu un groviglio di gemiti e sospiri, queste due zoccole che si dibattevano con i loro abiti di pizzo spinte avanti e indietro dalle due mogli complici e sadiche
Loro dietro a Francesca e Stefania giù a pecora, una di fronte all'altra che ad ad ogni spinta univano le loro lingue.
"Senti come urlano ste due baldracche" risi, sentendo un calore prepotente invadermi le viscere. «Sembrate proprio due cagne in calore, brave slinguate, puttane"

In quel momento, la villa non era più una casa, era un tempio pagano dove la morale era stata sacrificata sull'altare della nostra noia trasformata in lussuria.
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